L’ Incontro
Alice tracciò con il piede una linea nella sabbia, in cerca di piccole conchiglie.
Guardò Marco lanciare un sasso sull’acqua.
“Uno… due… tre…” Plop. Plop. Plop… PLOP!
“Hai visto?! Quattro salti!”
Alice sorrise, ma poi si accorse di una cosa strana…
Il sasso… stava tornando indietro, un gabbiano lo teneva nel becco e si avvicinava verso Marco.
Si fermò davanti a lui e inclinò la testa.
Gli posò il sasso proprio davanti ai piedi, e disse:
“Credo sia tuo.”
I due si guardarono con gli occhi spalancati!
Marco cercò di sembrare sicuro di sé e disse: “Ehm… Sì… Grazie.”
Poi continuo’: “È un sasso speciale. Rimbalza benissimo.”
Il gabbiano fece un piccolo salto sulla sabbia.
“Allora voglio vedere se è vero.”
E così cominciarono a giocare.
Marco e Alice lanciavano il sasso speciale, contavano i salti, e il gabbiano riportava il sasso ogni volta.
“Uno… due… tre… quattro!” Arrivarono addirittura a fare quindici salti!
“Avete trovato proprio un sasso interessante…
In quel mentre si avvicinò, il nonno Ettore. Li osservò per qualche secondo.
Poi guardò il gabbiano. E… Lo riconobbe subito… «Ciao Pico! Come stai?» gli disse con affetto.
Pico si girò di lato mostrando al nonno il suo occhio destro, e… E…Gli fece l’occhiolino!
Il nonno sorrise.
Pico si voltò verso Alice e Marco.
“Allora…” disse con una voce un po’ stridula ma simpatica.
“Vi va una caccia al tesoro?”
I due si girarono di scatto verso il nonno. Speranzosi…
Il nonno sorrise, senza dire nulla.
Pico fece un altro passo avanti.
«Ma non una caccia al tesoro qualsiasi…»
Si avvicinò ancora, abbassando la voce.
«Una caccia al tesoro antica… fatta di strade, storie e luoghi da scoprire.»
Marco aggrottò le sopracciglia.
«Davvero?»
Pico annuì.
«È nascosta lungo una strada antica. Una strada costruita più di duemila anni fa… e ancora percorribile oggi.»
Alice fece un passo avanti.
«E dov’è?»
Pico sorrise.
«Se volete scoprirlo… dovete venire con me.»

L’avventura
Pico saltellava lesto sulla sabbia, lasciando piccole impronte leggere che il vento cancellava quasi subito.
«Non è qui che inizia,» disse senza voltarsi.
Marco lo seguì correndo. «E allora dove?»
Pico si fermò all’improvviso e alzò lo sguardo verso l’entroterra.
«Non è dove finisce la sabbia… è lungo il percorso. Devi attraversare il presente, prima di entrare nell’antico.»
Alice strinse gli occhi.
«Una strada!»
Pico fece un piccolo salto.
«Brava! Ma non una strada qualsiasi…»
Dopo poco si erano già organizzati:
scarpe da ginnastica, borraccia piena d’acqua e un bel pezzo di focaccia fresca e uno di pizza,
quella rossa senza il formaggio, Marco ne andava matto.
Erano pronti.
Pico si avvicinò saltellando e mostrò loro la mappa.
«Guardate bene…» disse inclinando la testa.
«Qui si trova l’inizio di una delle strade romane più antiche… ancora più antica della Via Aurelia.»
Marco sgranò gli occhi.
«Davvero?»
Pico annuì.
«Una strada che collegava la Gallia alla Pianura Padana. Gli antichi Romani la percorrevano per viaggiare, commerciare… e lasciare il segno.»
Alice e Marco si guardarono.
Poi partirono.
Seguendo la mappa, camminarono con attenzione finché… eccolo.
Un cartello.
Proprio lì, davanti a loro.
Indicava chiaramente l’inizio della strada.

«Ce l’abbiamo fatta!» disse Alice.
Pico era già lì ad aspettarli.
D’altronde, volando, arrivava sempre prima…
Ma li osservava dall’alto, senza mai perderli di vista.
Fece un piccolo cenno.
«Secondo indizio.»
Marco si fermò e lo guardò curioso.
«Vai.»
Pico abbassò la voce.
«Trova le tracce di chi non è più qui…
ma ha lasciato pietre per tramandare un ricordo…»
Alice rimase in silenzio.
Poi iniziò a camminare.
Il sentiero si aprì davanti a loro.
E all’improvviso, il panorama cambiò.
L’isola Gallinara emergeva dal mare come una macchia verde intensa, circondata da acqua blu e un cielo luminoso.
Marco si fermò.
«Wow…»
Poi Alice lo chiamò.
«Marco… guarda lì.»
Poco più avanti, lungo il sentiero, comparvero dei resti in pietra.
Sembravano parti di costruzioni… ma molto antiche..
Si avvicinarono.
Erano rovine.
In quel momento, un soffio d’aria li sfiorò sulle guance.
Pico stava di nuovo atterrando.
«Avete trovato qualcosa?» chiese.
«Sì!» disse Marco. «Ma cosa sono?»
Pico sorrise.
«Per continuare… dovete scoprirlo.»
I due si guardarono intorno e notarono un cartello.
Si avvicinarono e iniziarono a leggere.
Poi Alice alzò lo sguardo.
«Una necropoli.»
Marco aggrottò la fronte.
«Cos’è?»
«Un luogo dove i Romani seppellivano i loro cari,» spiegò Alice.
«Di solito all’ingresso delle città.»
Pico annuì, soddisfatto.
«Siete pronti per la prossima tappa.»
Camminarono ancora un po’, finché il sentiero si allargò leggermente.
Sulla destra c’era una panchina in legno, proprio accanto a un albero piegato che sembrava voler fare un inchino all’isola Gallinara.

L’ombra era perfetta.
Marco tirò fuori la focaccia.
«Questa sì che è una tappa importante.»
Pico atterrò sul ramo sopra di loro.
«E infatti lo è.»
Li guardò sorridendo.
«Questa è una vera tappa della caccia.»
Alice sospirò, poi fece un mezzo sorriso.
«Lo sapevo che sarebbe arrivata una domanda»
Pico li guardò uno alla volta.
«Quali animali hanno dato il nome all’isola Gallinara?»
I due iniziarono a ragionare.
Provarono una volta… poi un’altra.
Marco sorrise.
«Ok… ora ha senso.»
Alice annuì.
Alla fine si guardarono e, insieme, dissero ad alta voce la risposta.
Pico sorrise soddisfatto.
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Pico fece un piccolo giro in aria.
«Bravi. Ora proseguiamo verso l’ultima tappa!»
Il sentiero della Via Julia Augusta continuava.
Dopo un po’, sembrava quasi di girare attorno all’isola, con il mare sempre lì accanto.
Poi apparve un arco, e poco dopo una piccola chiesa.
Silenziosa.
Elegante.
Affacciata sul mare.
«Quella…» disse Pico, «è un luogo speciale.»
Alice la osservò.
«I marinai la vedevano passando?»
Pico annuì.
«Sì.»
Fece un piccolo salto e indicò la chiesa.
«Quando navigavano lungo la costa, la riconoscevano da lontano.»
«E ogni volta… alzavano lo sguardo e la salutavano.»
Marco aggrottò le sopracciglia.
«La salutavano?»
Pico sorrise.
«Sì. Per loro era un segno.»
«Significava che stavano seguendo la rotta giusta… e che la terra non era lontana.»
Marco si avvicinò di un passo.
«Come si chiama?»
Pico inclinò la testa.
«Scopritelo… e raccontatemelo.»
I due si guardarono intorno, cercando un indizio.
Poco dopo trovarono un cartello.
Alice iniziò a leggere ad alta voce.
Marco sorrise.
«Ok… ora ha senso.»
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Si guardarono e, insieme, dissero il nome della chiesa.
Pico annuì soddisfatto.
«Avete completato la caccia.»
Alice sorrise.
Marco alzò la borraccia come una coppa.
«Missione riuscita.»
In quel momento, il nonno Ettore comparve poco distante, proprio vicino alla chiesa.
«Allora?» chiese.
Marco guardò Alice.
«Torniamo a piedi… o prendiamo l’autobus?»
Alice guardò il sentiero.
Poi il mare.
«Dipende da quanta energia ci è rimasta…»
Il nonno rise.
«In ogni caso, direi che un gelato ad Alassio è d’obbligo.»
Pico fece un piccolo salto.
«Ogni esploratore merita una ricompensa.»
Pico sorrise e fece un piccolo giro in aria.
«Avete compiuto una magnifica impresa. Bravi!»
«Voi avete finito…»
«Adesso tocca a chi legge o ascolta provarci.»
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